Quando si nasce e cresce su un’isola, distanti da tutto per natura, pare si sviluppi inconsciamente una naturale inclinazione a fare gruppo: una sorta di “fratellanza” implicita, generata dall’isolamento naturale, una vicinanza speciale tra le persone che è la spontanea risposta alla distanza geografica. È proprio questo il sentimento di fratellanza isolana che ha legato Alessandra, Sara e Francesca nella volontà di impiegare ogni risorsa messa a loro disposizione per aiutare chi rischiava di essere lasciato indietro durante la pandemia.

Quando Alessandra, Team Manager del servizio clienti di Amazon basato a Cagliari e responsabile del gruppo di volontari Amazon nella Comunità, è stata messa al corrente della possibilità di fornire un aiuto concreto sul suo territorio, ha deciso subito di rivolgersi a due sue colleghe, Francesca e Sara, per capire a quali associazioni no profit si potesse dare un immediato sostegno. Sia Francesca che Sara, infatti, hanno avuto diverse esperienze nel campo della beneficenza ed erano le più adatte a fornire tempestivamente una serie di suggerimenti utili per portare un contributo tangibile alle numerose realtà locali che si trovavano in grande difficoltà: “Qui da noi, questo periodo difficile si è andato ad aggiungere ad una realtà già complessa di per sé”, racconta Alessandra. “qui intorno sono numerose le persone che già vivevano una condizione di difficoltà e isolamento sociale. La pandemia e le settimane di lockdown hanno accentuato il bisogno di tanti piccoli aiuti essenziali come un pasto caldo o la consegna di generi alimentari a famiglie in difficoltà”. Per questo Francesca e Sara sono state davvero “fondamentali”, spiega Alessandra.

In questo momento così difficile era importante concedere una continuità a tutti gli sforzi che queste associazioni svolgono quotidianamente e far sì che l’emergenza non fermasse il loro sostegno alla comunità.
Volontarie Amazon

Fondamentali perché entrambe, data la loro esperienza e i loro stretti rapporti sul territorio, hanno saputo fornire gli indirizzi giusti per portare quelle risorse dove potevano davvero fare la differenza. Sara, originaria di Villaputzu, ha subito fornito i contatti di due associazioni attive nel suo territorio natio: A.V.O.C.C., che stava fornendo diversi servizi sociali agli anziani della città e la Comunità Sant’Egidio, che si è impegnata a preparare e portare a domicilio pasti caldi a chi non poteva muoversi dalla propria abitazione di Muravera. Francesca, che ha alle spalle oltre quindici anni di esperienza come ludotecaria nei centri legati ai servizi sociali nell’area di Cagliari, ha indicato invece un patrimonio di associazioni che brillano per trasparenza e impegno nel sociale. Tra queste c’è ABC Sardegna (Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna) ai quali sono stati forniti dei tablet “per consentire alle famiglie di rimanere in contatto e coltivare la rete di rapporti interpersonali per superare l’isolamento fisico e psicologico imposto dalla pandemia”. Un’altra associazione coinvolta è stata iI Centro di Prima Accoglienza San Vincenzo, casa di accoglienza per mamme e bambini in difficoltà per la quale sono stati acquistati oggetti per continuare a svolgere le più semplici attività, “dai giochi ad una impastatrice per fare dei dolci per i bambini” - racconta Francesca.

Troviamo poi ArteS., centro che fornisce un servizio innovativo e sperimentale attraverso una serie di attività artistiche che coinvolgono persone con problemi psichici, per il quale è stato di fondamentale importanza ricevere “telecamere, cavalletti, microfoni, e ogni altro strumento che potesse consentire agli educatori di portare avanti le lezioni che altrimenti si sarebbero interrotte per oltre 3 mesi”, spiega Francesca, che sembra sapere bene quanto un contributo simile possa essere “salvifico” per proseguire un percorso che rischia di essere rallentato dalla situazione di emergenza. Infine, è stata l’associazione sportiva Sa.Spo. Cagliari, onlus che si occupa di persone disabili e si impegna a favorire il loro inserimento nella società attraverso le attività sportive, a beneficiare di un aiuto per acquistare nuove attrezzature sportive che hanno dato ai ragazzi la possibilità di allenarsi da casa in attesa di prepararsi per le selezioni dei Giochi Paralimpici. Tutto questo è stato possibile grazie a questo trio di ragazze caparbie e appassionate.

Ciò che era importante in questo momento così difficile era concedere una continuità a tutti gli sforzi che queste associazioni svolgono quotidianamente e far sì che l’emergenza non fermasse il loro sostegno alla comunità”, raccontano soddisfatte. L’essere in grado di fare gruppo e aiutarsi l’un l’altro, porgendo la mano alle persone in difficoltà, in momenti come questo, è fondamentale. E queste tre donne hanno saputo dimostrarlo, in ogni modo. “Noi pensiamo di essere tra quelle persone fortunate”, raccontano, “che non hanno dovuto rinunciare a niente e per questo potevano dare qualcosa a chi era rimasto indietro” anche nella vita di tutti i giorni. “Per questo appena è finito l’isolamento siamo uscite per riscoprire i locali delle nostre città, e dove si poteva, abbiamo lasciato una grande mancia o caffè e colazioni “sospese” per aiutare le piccole attività e chi ne aveva più bisogno”. È così ci si aiuta su un’isola, in attesa che passi la tempesta: come una grande famiglia che condivide lo stesso amore per la stessa terra che sorge in mezzo al mare.