Il commercio digitale si conferma una delle leve più strategiche dell'economia italiana, ma per esprimere pienamente il proprio potenziale ha bisogno di essere riconosciuto come settore strategico e accompagnato da una politica industriale dedicata. È questo il messaggio chiave della nuova ricerca "Il contributo della Rete del valore digitale alla competitività del sistema Italia", realizzata da Netcomm, Consorzio del Commercio Digitale Italiano, in collaborazione con Nomisma, e presentata a Roma, martedì 23 giugno, presso lo Spazio Esperienza Europa "David Sassoli", nel corso dell'evento "Digital Value Chain Impact".
A partecipare alla tavola rotonda Matteo Bassi, Head of Economic Policy & Regulation di Amazon e Francesco Toppi e Giorgia Barbati, Co-founders di ilGustonline, partner di vendita Amazon, insieme a Carlo Corazza, Capo Ufficio del Parlamento Europeo in Italia; On. Alberto Luigi Gusmeroli Presidente della X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo e altri rappresentati delle istituzioni e aziende. Lo studio quantifica l'intera catena del valore dell'e-commerce, articolata in tre macro-fasi interdipendenti: gli operatori del canale (piattaforme e merchant), i fornitori di materie prime e l'ampio sistema di servizi a supporto delle vendite digitali (dalla logistica al marketing, dai data analytics al packaging fino ai sistemi di pagamento).
Una fotografia che restituisce la dimensione reale di un settore ormai centrale per la crescita e l'occupazione del Paese, e che diventa la base per un confronto tra istituzioni e operatori sulle politiche necessarie a sostenerlo.
Una filiera che genera valore per l'intero sistema Italia
I numeri della ricerca descrivono un ecosistema di rilevanza nazionale. Nel 2025 il valore economico complessivo generato dall'e-commerce ammonta a 993 miliardi di euro, dato dalla somma di due componenti: 293 miliardi euro di valore aggiunto, ovvero la ricchezza netta trattenuta nel sistema tra salari, profitti e imposte (pari al 13% del PIL italiano nel 2025) e 700 miliardi di euro di fattori produttivi e prodotti intermedi, che corrispondono invece ai consumi intermedi, ossia i beni eservizi che acquistano ed utilizzano le imprese per operare. Ne deriva un effetto moltiplicatore pari a 5,6: ogni euro speso online ne attiva 5,6 lungo l'intera catena produttiva. La filiera coinvolge inoltre 2,2 milioni di occupati, circa il 9% del totale degli occupati in Italia, e contribuisce in modo significativo all'erario, con circa 69 miliardi di euro incassati nel 2025 tra imposte dirette e indirette.
Secondo quanto emerso all'evento, questi dati impongono un salto di qualità nel dialogo tra settore e istituzioni.
"I numeri della ricerca dimostrano che il commercio digitale è un'infrastruttura abilitante per la competitività del Paese e per la crescita delle piccole e medie imprese, in Italia e in Europa", ha dichiarato Matteo Bassi, Head of Economic Policy & Regulation di Amazon. "Per tradurre questo potenziale in crescita serve un quadro regolatorio più semplice, prevedibile e armonizzato per realizzare pienamente il mercato unico europeo: oggi la frammentazione delle regole tra Stati membri e la sovrapposizione tra strumenti diversi si traducono in costi di compliance che pesano in modo sproporzionato sulle imprese di minori dimensioni. Semplificare e armonizzare significa rimuovere barriere, abilitare l'export e mettere le PMI italiane nelle condizioni di competere ad armi pari sui mercati globali. È su questo terreno che istituzioni e settore privato possono lavorare insieme con maggiore efficacia".
"Il commercio digitale è oggi una delle leve più strategiche dell'economia italiana", ha aggiunto Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. "Ogni euro speso online ne attiva 5,6 lungo l'intera catena produttiva: l'e-commerce non è un canale a sé, ma un'infrastruttura che mette in connessione imprese, competenze, logistica, pagamenti e occupazione, rafforzando l'intero tessuto economico. Per liberare il potenziale dell'Italia serve una politica industriale dedicata, che riconosca il commercio digitale come settore strategico e accompagni la sfida decisiva: la digitalizzazione delle PMI, cuore del nostro tessuto produttivo, all'interno di un quadro normativo più semplice e armonizzato".
L'export digitale come motore di crescita e gli ostacoli al suo sviluppo
Tra il 2023 e il 2025 l'export digitale italiano è cresciuto dell'11%, quasi quattro volte più dell'export complessivo (+3%). Un dato che conferma come l'e-commerce abbatta le barriere all'ingresso sui mercati esteri, riducendo gli investimenti necessari per costruire reti distributive fisiche – a vantaggio soprattutto delle PMI. Secondo l'indagine, per il 20% delle aziende italiane digital-oriented, l'e-commerce è già il principale canale di vendita internazionale, per il 26% un canale strategico di accesso all'estero, e quasi la metà prevede di investire nel digitale a supporto dell'export entro tre anni. Resta un divario rispetto al potenziale, legato alla complessità doganale extra-UE, alla frammentazione degli adempimenti tra Paesi e agli oneri che penalizzano le realtà più piccole. Per colmarlo servono semplificazione amministrativa, strumenti di supporto alle imprese – dai finanziamenti ai progetti consortili, fino agli accordi con i marketplace per il Made in Italy – e un ruolo attivo dell'Italia in Europa per un sistema doganale digitale armonizzato, che eviti barriere nazionali a danno delle PMI esportatrici.
La voce delle imprese: la storia de ilGustonline
Tra le storie raccontate alla tavola rotonda c’è stata la testimonianza de ilGustonline, azienda nata ad Ariccia, nel cuore dei Castelli Romani, dalla passione di due ventenni, Giorgia Barbati e Francesco Toppi. È il 2018 quando decidono di portare online ed esportare la tradizione enogastronomica del Lazio: porchetta, salsiccia, guanciale, pecorino romano. Prodotti che selezionano da piccoli produttori locali, ai quali offrono una vera e propria vetrina digitale. Nello stesso anno aprono il loro e-commerce e approdano sulla vetrina Made in Italy di Amazon. Chi li cerca online è spesso un cliente "nostalgico": qualcuno che a Roma e nel Lazio ci è cresciuto, poi si è trasferito altrove, ma non ha mai smesso di cercare quei sapori che gli ricordano casa.
"Siamo partiti nel 2018, totalmente online, e solo quest'anno abbiamo aperto un punto fisico e un nostro hub logistico nei Castelli Romani: per noi, digitale e negozio tradizionale sono canali sinergici, non in contrapposizione", raccontano i due fondatori. "Il digitale ci permette di dare visibilità a piccoli produttori locali che da soli non raggiungerebbero i mercati esteri, ma restano ostacoli concreti: le barriere doganali verso Paesi extra-UE, come Svizzera e Regno Unito, e la complessità delle etichette, che i fornitori producono solo in italiano e che dobbiamo far tradurre per ogni mercato. Per questo sosteniamo l'adozione di etichette digitali tramite QR code: un unico codice sulla confezione, con ingredienti e tracciabilità consultabili dal consumatore nella propria lingua, semplificherebbe la vita a tutta la filiera".
L'impegno di Amazon a fianco delle PMI italiane
L'esperienza di realtà come ilGustonline conferma che l'e-commerce è uno strumento strategico per ampliare la presenza internazionale delle imprese, a condizione che il contesto normativo e burocratico ne sostenga lo sviluppo e che la digitalizzazione delle PMI sia accompagnata da incentivi stabili nel tempo all’adozione di tecnologie digitali e intelligenza artificiale e da un investimento continuo nelle competenze, lungo l’intero ciclo formativo e professionale. ilGustonline è una delle oltre 5.500 aziende italiane presenti sulla vetrina Made in Italy di Amazon, una finestra sul mondo che porta le eccellenze del Paese sui mercati internazionali a supporto della digitalizzazione e dell'internazionalizzazione delle PMI. È in questa direzione che si inserisce l'impegno di Amazon a fianco del tessuto imprenditoriale italiano: attraverso strumenti concreti – dalla formazione gratuita del programma Accelera con Amazon, attivo dal 2020, alla tutela del brand garantita dal Brand Registry e dall'IP Education Plan sulla proprietà intellettuale e la prevenzione della contraffazione –per accompagnare le PMI nel percorso di internazionalizzazione e digitalizzazione, permettendo loro di raggiungere milioni di clienti in tutto il mondo. L’impegno di Amazon a supporto delle aziende italiane ha contribuito al supporto all’internazionalizzazione dei suoi partner di vendita, che nel 2025 hanno realizzato 3,5 miliardi di euro di vendite all’estero. Dal 2010 a oggi, Amazon ha investito oltre 25 miliardi di euro in Italia, con 19.000 dipendenti a tempo indeterminato e più di 60 strutture sul territorio nazionale.