Aiutare Alexa, l’assistente vocale diventata ormai una presenza fissa nelle nostre case, a capirci sempre di più, anche con tutte le nostre inflessioni dialettali. Realizzare il sogno di collaborare con realtà come la Nasa, che si appoggia ad Amazon Web Services (AWS), la piattaforma cloud che consente a milioni di aziende di diminuire i costi, diventare più agili e innovarsi in modo più rapido. Contribuire, dall’Italia, in sincrono con i team internazionali basati negli Stati Uniti e in India, a scrivere i nuovi capitoli dell’innovazione tecnologica, giocando la partita con la serie A delle aziende tech a livello mondiale. Sono tantissime le opportunità che apre una carriera tech in Amazon. Una sfida quotidiana per gli appassionati di machine learning, intelligenza artificiale, internet delle cose, natural language processing e serverless computing (un modello di creazione ed esecuzione di applicazioni e servizi nel cloud che non richiede la gestione di un’infrastruttura).

Daniele Amberti: un centro di ricerca e sviluppo d’avanguardia a Torino

“È il posto giusto per chi sa trasformare un problema in un’opportunità e portare a casa più del risultato richiesto e pianificato. Ma anche per chi ama gli ambienti internazionali, inclusivi e vuole partecipare alla traiettoria del successo di prodotti e servizi che tutti conoscono e amano, come ad esempio Alexa.” Parola di Daniele Amberti, 41 anni, Senior Manager Reserch Science, responsabile del Centro di Ricerca e Sviluppo Alexa di Torino. Un ruolo di rilievo: “Gestisco una squadra di una cinquantina di persone che si occupa di tutte le innovazioni in Alexa. Il nostro obiettivo è rendere il suo utilizzo sempre più immediato, utile e gratificante. Tra i nostri compiti c’è quello di plasmarne il modo di interagire con l’essere umano ed ampliarne le capacità sotto diversi punti di vista” spiega.

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Daniele Amberti, Senior Manager Reserch Science

Daniele ha anche un ruolo importante nel processo di assunzione di nuovi talenti. “Da quando sono entrato nella squadra di Alexa, tre anni e mezzo fa, ho all’attivo circa 100 colloqui di selezione per ruoli tecnologici,” racconta. Questo perché in Amazon i dipendenti, dopo una formazione specifica, partecipano attivamente all’iter di assunzione. Che non è costituito da un solo colloquio, ma da una serie (di solito tra i quattro e i sei), a garanzia della massima imparzialità e trasparenza. Amazon ha un processo di selezione unico, che mantiene lo stesso approccio per ogni figura, dal Key Account Manager al Data Scientist.

Preparare un colloquio ad Amazon: i principi di leadership

“All’interno di questa prassi,” prosegue Daniele, “esistono però alcune differenze sostanziali tra il processo di assunzione standard e quello tech”. Partiamo dalle analogie: “Per entrambi i percorsi risultano essenziali i Leadership Principles, ovvero i principi fondamentali che costituiscono la nostra cultura aziendale.” In Amazon ogni dipendente è considerato un leader e chiamato ad agire come tale sulla base dei comportamenti ispirati da ciascuno di questi principi.

“Consiglio ai candidati di prendersi il tempo per studiarli attentamente e familiarizzare con il loro significato: il fit con la cultura aziendale è una condizione imprescindibile per un colloquio di successo. Ogni figura professionale, poi, ha dei principi che possono venire utilizzati con più frequenza di altri. Ad esempio, nei ruoli tech per il team di Alexa sono molto importanti il principio Dive Deep, che significa indagare e andare a fondo nelle cose, prestando attenzione ai dettagli, e Bias for Action, l’istinto al cambiamento e all’azione. Ma non si va da nessuna parte senza un terzo principio: Learn and Be Curious.

La valutazione delle competenze funzionali

I Leadership Principles sono il punto di partenza dei colloqui di selezione, ma per le posizioni della squadra di Daniele, che negli anni si è trovato ad assumere, tra le tante figure, Software Development Engineer, Reserch Scientist, Product and Program Manager, sono indispensabili anche delle precise competenze tecniche, che vengono valutate a parte. In parallelo al fit culturale, per i ruoli tech è fondamentale misurare anche le competenze tecniche dei candidati.

“Prendiamo per esempio il ruolo, oggi molto richiesto, di Software Development Engineer, lo sviluppatore di software. Una figura professionale che non è coinvolta solo nello sviluppo di programmi o parti di programmi complessi, ma contribuisce alla visione d’insieme di un progetto a livello di design e di implementazione. Ciò richiede competenze funzionali elevate sia nella programmazione (come Logica, Struttura Dati e Algoritmi, Problem Solving e Mantenibilità, che sono fondamentali per la realizzazione di sofware stabili, sicuri e aggiornabili nel tempo), sia nella definizione del sistema per implementare l’architettura che deve sostenere il software sviluppato. Per questo motivo, durante il processo di assunzione, sottoponiamo ai candidati due esercizi specifici da fare online, a tempo.”

La buona notizia è che i candidati possono studiare e allenarsi a casa per passare il test funzionale: “Per questo ruolo specifico consiglio sempre, per esempio, di esercitarsi sulle Coding Challenge di Amazon disponibili online. Suggerisco anche di iscriversi ai popolari servizi di hosting del codice, sono una sorta di social network per Software Developer, consentono di creare un portfolio, confrontarsi con altri sviluppatori e aiuta chi è dall’altra parte e deve assumere a capire velocemente il livello di preparazione dei candidati.”

Errori da evitare e condizioni di lavoro

Ci sono degli errori da non commettere? “Il più banale, ancora prima di arrivare ai colloqui: mandare il CV in italiano se la posizione aperta è in inglese. Non puoi sapere chi saranno i tuoi interlocutori e, anche se la posizione per cui fai domanda è in Italia, potrebbe capitarti un intervistatore tedesco, o indiano. La lingua del CV è rigorosamente in inglese. Il CV poi deve essere esaustivo e deve colpire chi lo legge: bisogna scrivere quali competenze specifiche si hanno, quali progetti si sono affrontati, in quale ruolo.”

Secondo Daniele, lo sforzo vale la pena: “Lavoriamo su progetti ad alto tasso di innovazione e su servizi che hanno un impatto sull’esperienza di milioni di utenti. I nostri stipendi sono competitivi. Inoltre, la mobilità interna, anche internazionale, è incoraggiata, si può cambiare team facilmente per seguire un nuovo progetto diverso, e può capitare di lavorare gomito a gomito con chi ha scritto le specifiche HTTP. Per questo il nostro obiettivo è assumere persone sempre più competenti.”

Gianluca Nieri: cosa fa un tech bar raiser

“Tecnicamente, diciamo migliori del 50% delle persone già assunte nel ruolo: è il concetto di raising the bar, alzare l’asticella qualitativa,” si inserisce Gianluca Nieri, 46 anni, Principal Solutions Architect per AWS e tech bar raiser. Il bar raiser è una figura unica nel processo di assunzione di Amazon, che si assicura che vengano selezionati candidati che abbiano, nel lungo periodo, potenziale per crescere insieme all’azienda.

Nel processo delle assunzioni tech, la posizione del bar raiser si articola in modo ancora più specifico: “Oltre a spingere il piede sull’acceleratore per garantire che la barra in azienda sia spinta sempre più in alto, ha un compito più organizzativo: si assicura che le persone che fanno parte del panel di intervistatori abbiano le giuste conoscenze funzionali e la giusta esperienza per valutare nel modo più preciso ed equo i candidati. Per esempio, se il ruolo aperto richiede capacità di scrivere codice, uno dei colloqui verrà svolto da uno sviluppatore della squadra; se invece dobbiamo assumere un Solutions Architect, tra gli intervistatori ci sarà chi, nel team, ha esperienza nella progettazione o implementazione di architetture di sistemi.”

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Gianluca Nieri, Principal Solutions Architect, AWS

Fra ampiezza e profondità: il mondo dei Solutions Architect

Di cosa si tiene conto per un esito favorevole? “Ci deve essere il giusto bilanciamento tra l’aderenza ai Leadership Principles e le conoscenze tecnologiche. Se il candidato è sbilanciato in un senso o nell’altro, si valuterà nel debrief, il momento finale del processo di assunzione, in cui gli intervistatori si confrontano sul candidato. Si mette sul piatto quale sia il suo punto di partenza e quanto si pensi il candidato possa crescere. Ci chiediamo cioè quale sia la sua predisposizione a imparare cose nuove e quanto siano profonde le sue lacune. Qui rientra in gioco il bar raiser: è la persona che ha l’ultima parola se non c’è unanimità.”

Ma torniamo alle skill tecniche. “Partiamo dalle basi: una delle figure più richieste in AWS è quella del Solutions Architect, di fatto l’architetto delle soluzioni, che deve seguire a 360 gradi un cliente, sia nel risolvere un problema tecnico, sia nel creare un’architettura ad hoc che porti innovazione e valore alla sua azienda. I clienti del Solutions Architect possono essere, di fatto, tutte le aziende, di tutti i mercati, le dimensioni e i settori, indipendentemente dal loro grado di comprensione e adozione delle tecnologie cloud. Per un ruolo di questo tipo viene valutata l’ampiezza e la profondità delle conoscenze. Invece per uno Specialist Solution Architect, un ruolo più specializzato che deve occuparsi verticalmente di una tecnologia, viene valutata meglio la conoscenza di dominio del verticale su cui dovrà lavorare.” Come vengono testate? “Ai candidati viene presentato un problema da risolvere, a cui dedicarsi offline, prima dei colloqui. Il candidato deve risolverlo come se la richiesta fosse arrivata dal cliente, scrivendo un documento di risposta il più dettagliato possibile. Esempio: devi disegnare il nuovo Prime Video, come lo fai? Noi valutiamo l’approccio, la correttezza e la capacità di andare oltre al problema stesso. Al candidato verrà chiesto in un secondo momento, durante il percorso dei colloqui, il perché di certe scelte, cosa ha valutato, e tutte le mille implicazioni possibili. Quell’esercizio offline diventa lo spunto per ulteriori domande e approfondimenti. Per i ruoli che richiedono coding, invece, sottoponiamo ai candidati alcuni test ad hoc, in maniera interattiva. L’obiettivo dell’intero processo di assunzione è sempre quello di aiutare ciascun candidato a dare il massimo. Questa è anche la filosofia di Amazon Web Services (AWS), un’azienda che ti sprona ogni giorno a tirare fuori il meglio di te, e aperta a supportare anche la voglia di cambiamento, quando questa si manifesta,” conclude Gianluca.

Lavorare in AWS: com’è?

AWS offre un ventaglio di opportunità di carriera in ambito tech in ruoli diversi, da Cloud Migration Specialist a Technical Account Manager, da Enterprise Sales Specialist a Data Architect. Ci sono poi figure non specificamente tech, come ad esempio gli Account Manager, i Customer Success Manager o i Business Development Manager. “In generale, si tratta di figure professionali che aiutano i clienti, nella realizzazione dei loro progetti, sviluppando il loro business da un punto di vista tecnologico. Per questo ci vuole la mentalità giusta: devi essere un leader, una persona a cui piace fare le cose: non solo studiare, ma anche sperimentare. Poi devi avere la passione nell’approfondire la tecnologia, cioè conoscere le tecnologie AWS ma anche quelle di mercato, capire la maturità tecnologica del cliente, i servizi che già usa e come possano essere fatti evolvere in ottica cloud. Infine devi saperti rapportare con il cliente, partire dalle sue esigenze. È quello che noi chiamiamo ‘Working Backwards’, letteralmente lavorare a ritroso: noi non vendiamo o spingiamo prodotti, ma partiamo dalle necessità del cliente e offriamo soluzioni costruite su misura per lui. In questo senso si parla di ‘architects’, architetti. L’innovazione arriva dal cliente, il Solutions Architect capisce di che cosa ha bisogno e lo supporta nel realizzarlo.”

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Gianluca Nieri

AWS è una realtà articolata, che suscita molta curiosità in chi ancora non ne fa parte ma vorrebbe entrare nella squadra. “Spesso durante i colloqui mi viene chiesto se mi piaccia lavorare in AWS. La risposta è un sì convinto. Farne parte è un’esperienza unica, perché si lavora con tutte le più moderne tecnologie: abbiamo più di 200 servizi, che vanno dai container, ai database, alla security, fino al blockchain e al quantum computing. Senza citare poi il nostro ecosistema di Partner dell’APN, che allarga lo spettro tecnologico virtualmente alla quasi totalità delle soluzioni di mercato, sicuramente le più diffuse. Mi chiedono anche quale sia la mia giornata tipo, ma non esiste: ogni giorno è diverso, propone una sfida nuova e bisogna essere in grado affrontare l’ambiguità, prendere decisioni e portare soluzioni. Un altro aspetto interessante è che entri in contatto sia con grandi istituzioni pubbliche e private, magari aziende sul mercato da più di 50 anni che vogliono innovare, sia con piccole start up. Ci si mette alla prova con mondi diversissimi e non ci annoia mai.”

Alessia Bianchini: fra linguistica e informatica

“A me invece durante i colloqui i candidati chiedono quale sia il mio background di studi,” racconta Alessia Bianchini, 38 anni, manager del team italiano di Data Linguists che lavora per Alexa. Dopo gli studi di Linguistica a Torino, Alessia si è avvicinata all’Informatica grazie a un progetto accademico relativo all’NLP, il Natural Language Processing, ovvero la disciplina che si occupa di insegnare alle macchine a interpretare e comprendere il linguaggio umano. “In pratica si trattava di quello che, qualche anno dopo, sarebbe diventato il mio lavoro in Alexa. La missione della nostra squadra infatti è quella di migliorare la sua comprensione dell’italiano: renderla in grado di capire sempre più frasi, inflessioni dialettali e richieste specifiche. Ma anche quello di aggiornare le sue competenze locali: all’Alexa inglese magari non interessa chi ha vinto il festival di Sanremo, ma all’Alexa italiana invece sì, perché è molto probabile che il cliente le chieda la canzone che ha vinto nell’ultima edizione.”

I Data Linguist di Alexa, fra umanesimo e tecnologia

Per questo le figure professionali che compongono il team di Alessia sono uniche, degli ibridi che hanno una formazione insieme tecnica e umanistica. “Mi piace pensare che siamo come l’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci, che riuniva in sé questi due mondi. Tipicamente assumiamo laureati in Linguistica Computazionale, che hanno quindi competenze in linguistica ma anche nei linguaggi formali, oppure provenienti dai mondi dell’intelligenza artificiale o dell’informatica umanistica. Non mancano però le assunzioni di profili con radici umanistiche più tradizionali, che abbiano compiuto studi in Lingue Straniere e siano abili nelle traduzioni, e che abbiano voglia di crescere in ambiti nuovi.”

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Alessia Bianchini, Data Linguists team manager, Alexa

Altrettanto importante è la capacità di riconoscere e gestire i diversi livelli di ambiguità che caratterizzano il linguaggio umano e lo rendono così duttile e affascinante: “I Data Linguists lavorano quotidianamente con dati linguistici veri, cioé istanze della lingua reale, in cui parole e frasi possono assumere molteplici funzioni e significati diversi. In questo senso, molto spesso il linguaggio naturale può risultare ambiguo per le persone, figurarsi per un computer! Bisogna essere consapevoli di questa intrigante, ma anche insidiosa, qualità della lingua. ”

La valutazione funzionale dei Data Linguist

Ai candidati che si propongono per il team di Alessia vengono sottoposti due test: “Il primo è una prova di linguistica teorica, il secondo invece un tipo di prova più pratica, meno basato sull’esperienza e più orientato a valutare la predisposizione della persona a lavorare con i linguaggi formali tipici della linguistica computazionale. Ultimamente, parte del nostro lavora implica l’utilizzo di linguaggi di programmazione come Python, quindi ci può essere anche qualche esercizio di coding o sull’uso di interfacce a riga di comando.”

E se qualcuno è digiuno sulle competenze di informatica? “La transizione da una carriera ‘non tech’ a una tech è possibile. L’importante è la mentalità: hai curiosità e voglia di imparare? Ti fai venire delle idee e sai esprimerle senza avere paura di dire la tua e dissentire? Sai andare a fondo nelle questioni con precisione? Se la risposta è sì, hai tutte le carte in regola per salire a bordo!”

Alessia seated as small co-corking desk
Alessia Bianchini

Curiosità, fiducia e propensione all’azione

Non a caso, specifica Alessia, alcuni dei Leadership Principles più importanti per questo tipo di posizione sono Learn and be curious, l’attitudine alla curiosità e all’apprendimento permanente, ma anche Bias for action, la propensione all’azione rapida, ed Earn trust, la capacità di guadagnarsi la fiducia dei collaboratori attraverso comportamenti e comunicazione corretti e trasparenti.

Unirsi al team significa intraprendere così un viaggio entusiasmante, che fa rotta sull’innovazione. “La linguistica computazionale ha un ruolo sempre più fondamentale nella nostra quotidianità,” spiega. “Entrare nella squadra di Alexa significa quindi contribuire allo sviluppo dello stato dell’arte della tecnologia più avanzata. Essere lì dove succedono le cose importanti e partecipare attivamente al loro sviluppo. È questo che amo del mio lavoro.”