Alberto, occhi che non si distolgono mai dall’interlocutore e barba volitiva, ha due grandi passioni, la finanza e gli sport, meglio se nella categoria ‘estremi’: sci alpinismo, snowboard in neve fresca, arrampicata, corsa in montagna, ma anche pallanuoto e vela. Gli piace la fatica, quella vera. E il rischio. “Adoro le sfide. Lo sport insegna che con l’impegno si può diventare più forti, lezione che ho applicato sul lavoro,” sintetizza asciutto, da montanaro doc. Chi è nato sul ripido non ama i fronzoli: il fiato meglio conservarlo per le salite.

Mai più senza spiccioli per il caffè

A 34 anni Alberto Dalmasso, originario di Cuneo, a due passi dalle Alpi, di salite e sfide se ne intende: è il fondatore, insieme a Dario Brignone e Samuele Pinta, di Satispay, una piattaforma che ambisce a rivoluzionare il mondo dei pagamenti, permettendo di effettuare pagamenti tramite cellulare. “È un ‘portafogli elettronico’ attraverso cui comprare un gelato o restituire a un amico i 15 euro anticipati per un regalo,” spiega Alberto. “È sufficiente scaricare l’App, registrarsi inserendo l’IBAN del proprio conto corrente e stabilire la cifra che si vuole caricare ogni settimana. Da quel momento è possibile pagare nei negozi convenzionati, effettuare ricariche telefoniche, gestire i propri risparmi o pagare multe e bollo dell’auto. A zero spese per gli utenti privati.” L’idea nasce da un’esigenza personale: “Ho sempre detestato le monetine che girano in tasca,” sorride Alberto, “o l’imbarazzo nel pagare un caffè con una banconota da 50. Con Satispay basta digitare la cifra desiderata.”

Eravamo tre amici in una chat

Tutto comincia all’università. “Studente di Economia, ero appena rientrato da un’esperienza in Australia. Un amico mi presenta il mio futuro socio, Dario, neolaureato in matematica con indirizzo Informatico, in partenza a sua volta per l’Australia.” Al rientro di Dario, le esperienze all’estero e la passione per la montagna li avvicinano. “Passavamo molto tempo insieme, ammiravo il suo approccio al lavoro: con determinazione era riuscito in un anno a fare carriera come consulente aziendale.” Dalla stima reciproca nasce l’idea di costruire qualcosa insieme. “Avevamo aperto una chat fra amici battezzata ‘Il Salotto’, un laboratorio di intenzioni e spunti. Dario scrive di essersi interessato ai sistemi di pagamento: faceva spesso donazioni a piccole onlus, e trovava scomodo dover passare necessariamente tramite la trafila del bonifico classico. Perché non ideare un sistema di pagamento più semplice, connettendo conto corrente e cellulare?”

È la fine del 2012, nasce l’embrione di Satispay. “Nel frattempo scopriamo che a breve l’Europa avrebbe imposto a tutti l’obbligo del SEPA, uno standard unico per i bonifici nell’UE che avrebbe consentito alla nostra app di arrivare in 34 Paesi, una vera opportunità. Ci guardiamo negli occhi: se ti licenzi lo faccio anch’io.” Coinvolgono anche Samuele, un altro amico della chat, e nel gennaio 2013 si parte a sviluppare la tecnologia. La scelta è di sviluppare internamente una piattaforma tecnologica indipendente dalle banche e dai circuiti delle carte di credito o debito, per poter erogare un servizio di pagamento via cellulare con costi di transazione competitivi. Due anni dopo, l’app di Satispay diventa disponibile al pubblico. “Il Sole 24 Ore ci dedica un articolo lusinghiero: ‘nuova azienda rivelazione’, ‘avventura pionieristica’. Avevamo 30 anni, ci sembrava irreale: tre ragazzi in competizione con i giganti del mondo bancario!”

Un’infrastruttura flessibile

All’inizio si concentrano su Cuneo, la loro città d’origine. “Siamo andati di negozio in negozio per convincere gli esercenti ad aderire a Satispay: erano 10, poco a poco sono diventati 20, 50, 300... idem per i privati. Siamo passati a Torino, Milano. Per espanderci avevamo bisogno di un supporto digitale robusto, che ci aiutasse a gestire i dati dei nostri utenti in crescita. Ma andavamo al rallentatore, come se stessimo utilizzando un cucchiaino per svuotare il mare. Poi un amico ci ha parlato di Amazon Web Services (AWS).” Ovvero la divisione di Amazon che offre una piattaforma di servizi cloud sicura in grado di fornire potenza di elaborazione, storage di database, distribuzione dei contenuti e altre funzionalità a supporto della crescita delle aziende. Per far funzionare qualsiasi servizio online, un’app o un sito, è necessario un server, cioè una sorta di computer sempre connesso che gestisca e processi i dati. Quando un’applicazione aumenta il numero dei propri utenti ha bisogno di più spazio, di un server più grande. Invece di costruire una propria infrastruttura complessa e costosa, un’azienda può affidarsi ai servizi AWS, con vantaggi in termini di sicurezza, velocità e semplicità d’uso e pagando i servizi in base al tempo e con tariffe a consumo. Un modo per calibrare la spesa a misura della propria crescita. “Senza la piattaforma del cloud AWS, non saremmo arrivati a questo livello.”

Un’iniezione di fiducia e capitali

L’avanzata di Satispay sembra inarrestabile, ma nel 2016 arriva un momento di crisi: “Per supportare la crescita avevamo esaurito i fondi: rischiavamo di chiudere bottega. Ci restavano tre mesi di tempo per trovare nuovi capitali.” In più, durante un’escursione Alberto era stato travolto da un masso che gli aveva spezzato costole e milza. “Ero ko. Per un attimo ho pensato di avere sbagliato tutto,” ammette Alberto. “Non ci siamo arresi: siamo partiti con il coltello tra i denti a cercare nuovi investitori.” La grinta dei tre imprenditori e la solidità dell’idea dietro Satispay vengono premiate: riescono infatti a raccogliere fondi per 18 milioni e mezzo di euro, un record per una piccola impresa appena avviata da ragazzi giovanissimi.

“Ricordo come fosse ieri quando ho ricevuto la chiamata: era la sera del mio compleanno, mi trovavo con la mia fidanzata e stavamo ragionando di cifre. Poso il telefono e le dico: ‘C’è una cosa più importante: mi vuoi sposare?’” Due anni dopo quella notte al cardiopalma, Alberto è felicemente sposato. Satispay è cresciuta: ha più di 420 mila utenti in tutta Italia, una sede a Milano e una a Londra, e i 10 dipendenti originali sono diventati 80. Una scalata niente male, in attesa della prossima vetta da conquistare.