A prima vista, una Virtuali-Tee sembra una t-shirt qualunque, con un design singolare composto da piccoli codici QR posizionati in modo strategico per ricordare una cassa toracica umana. Ma è solo attraverso l’app di Curiscope e la fotocamera di uno smartphone o di un tablet che la Virtuali-Tee prende vita e consente di osservare chi indossa la t-shirt in modo molto ‘ravvicinato’. Questa nuova tecnologia permette infatti a bambini e adulti curiosi di osservare ed esplorare l’anatomia umana in modo divertente e con vari gradi di interattività. Quasi come in un racconto di fantascienza, dove attraverso degli speciali occhiali ai raggi X si possono vedere organi, ossa e vasi sanguigni.

Anatomia 2.0

“Virtuali-Tee è un modo unico e magico per imparare di più sul corpo umano,” spiega Ed Barton. A nemmeno 30 anni, Ed è una delle menti di Curiscope, la startup con sede a Brighton, nel Regno Unito, che realizza le t-shirt virtuali. “Il bello delle tecnologie per la realtà virtuale è che ti permettono di esplorare il mondo con occhi diversi. È come avere accesso a una versione potenziata della realtà – una versione magica.”

‘Magia’ è una parola che Ed usa spesso per descrivere l’essenza di Curiscope e, in generale, della realtà aumentata e virtuale. E forse è stato proprio un pizzico di magia che ha fatto incontrare Ed e il suo co-fondatore Ben Kidd in un’agenzia pubblicitaria 10 anni fa. In comune avevano la passione per la realtà virtuale e il desiderio di riuscire prima o poi a mettersi in proprio. Mancava solo l’idea giusta.

Ben aveva realizzato in proprio un video in 3D che permetteva agli utenti di entrare virtualmente dentro al motore di un’automobile per scoprirne il funzionamento. Un’esperienza progettata per ispirare nuove generazioni di ingegneri: “Era qualcosa di nuovo,” racconta Ed. “Era entusiasmante, ti faceva venire voglia di studiare ingegneria.” La seconda scintilla scocca quando i due lavorano a un progetto di realtà virtuale per una famosa casa automobilistica, un video che ricrea l’adrenalina di un giro attorno al circuito di Le Mans, in Francia. Il video diventa immediatamente virale sui social media, attirando l’attenzione di aziende come Samsung e Google e attraendo milioni di utenti che, con ogni probabilità, non avevano mai sentito parlare di realtà aumentata prima di allora – ma che apprezzano comunque l’esperienza. Per Ben ed Ed è una rivelazione: non solo la realtà virtuale ha il potenziale per diventare uno strumento educativo, ma è anche in grado di coinvolgere tantissime persone.

Insegnare attraverso l’esperienza

Incoraggiati dal successo dei primi progetti, i due decidono di dare ascolto all’istinto imprenditoriale. “Siamo partiti da una domanda: da cosa sono disconnesse le persone al giorno d’oggi? Sorprendentemente, la risposta che ci siamo dati è stata: il nostro corpo. La gente fuma, mangia schifezze o non fa esercizio perché non capisce come funzioni il corpo umano. L’anatomia umana è meravigliosa, ma a scuola la si studia soltanto sui libri,” racconta Ed, che viene da una famiglia di insegnanti. “Può essere molto difficile stabilire una connessione emotiva in questo modo. Per lo meno, questa è stata la mia esperienza da studente: la scienza ha iniziato ad affascinarmi solo da grande. Così io e Ben abbiamo deciso di produrre gli strumenti che avremmo voluto avere a disposizione da bambini. Dei prodotti per persone curiose e aperte verso il mondo che le circonda.”

Come supporto fisico per l’esperienza che hanno in mente, i due scelgono il più banale degli oggetti: una maglietta. “Volevamo qualcosa che fosse alla portata di tutti, anche a costo di allontanarci dalle tecnologie più sofisticate. Volevamo portare la scienza nella vita di tutti i giorni.” Provano vari design, trasferendo i diversi modelli su delle t-shirt di cotone con un ferro da stiro. Indossano i prototipi in occasione di fiere ed eventi, tenendosi un tablet davanti al petto per catturare l’attenzione dei passanti. Lanciano anche una campagna su Kickstarter per raccogliere fondi, trovando numerosi sostenitori in tutto il mondo. “È stata tosta. Lavoravamo sodo di giorno e anche di notte, quando gli utenti negli Stati Uniti arrivavano online,” spiega Ed. “Eravamo esausti, ma la reazione di stupore a bocca aperta dei bambini che provavano le nostre magliette era impagabile.”

Ed Barton e Ben Kidd, fondatori di Curiscope. I due ragazzi, in t-shirt bianca e pantaloni nero, abbracciano uno scheletro con una t-shirt blu. Sfondo rosso.
Ed Barton e Ben Kidd, fondatori di Curiscope

Nel mondo con Launchpad

Nel 2017, Curiscope ha iniziato a vendere online attraverso Amazon Launchpad, il programma studiato appositamente per aiutare le startup a portare prodotti innovativi sul mercato. “Io e Ben avevamo esperienza di pubblicità, produzione video e tecnologia, ma zero in fatto di vendite. Launchpad ha colmato il divario: lavorare con un account manager dedicato e beneficiare della vasta portata di Amazon ci ha aiutato molto.” Oggi il canale Amazon rappresenta circa il 60% delle vendite di Curiscope, che raggiunge clienti in tutto il mondo. La startup ha anche iniziato a collaborare con istituzioni come il Museo delle Scienze di Londra, organizzando esperienze a tema e dimostrazioni per i bambini.

Ma la visione ‘a raggi X’ è solo l’inizio: ora il duo Curiscope punta ai viaggi nel tempo e al teletrasporto, sempre grazie alle tecnologie di realtà aumentata. La loro invenzione più recente è un libro potenziato, progettato insieme all’editore Dorling Kindersley e già pubblicato nel Regno Unito: “Immaginatevi un libro interattivo che, grazie alla realtà virtuale, possa portarvi indietro nel tempo fino all’era preistorica o catapultarvi nelle profondità dell’oceano, alla scoperta delle creature degli abissi.” Fedeli alla propria intuizione, Ed e Ben continuano a inventare e sviluppare prodotti per cambiare il modo in cui percepiamo il mondo. Dopotutto la cara, vecchia realtà può essere molto più interessante della finzione, se viene osservata con le lenti giuste. È tutto nell’occhio (aumentato) di chi guarda.