Ogni giorno, gli uffici Amazon di Seattle sono condivisi dai dipendenti e qualcosa come 6000 cani. Ad Amazon, ogni giorno è quello giusto per portare il proprio cane al lavoro: una tradizione di vecchia data apprezzata sia dagli Amazoniani che dai loro amici a quattro zampe.

«La presenza dei cani sul posto di lavoro è davvero appagante. Rende gli impiegati felici e orgogliosi di essere parte di questa tradizione unica di Amazon, così radicata nella nostra cultura aziendale,» racconta Lara Hirschfield, la manager responsabile del “branco”. «I dipendenti amano portare i propri quattrozampe al lavoro e stare a contatto con quelli dei colleghi.»

Avere i cani sul posto di lavoro è davvero appagante. Rende gli impiegati felici e orgogliosi di essere parte di questa tradizione unica di Amazon, così radicata nella nostra cultura aziendale.
Lara Hirschfield, manager del “branco”

È iniziato tutto con Rufus
«Amazon si è mostrata ‘dog-friendly’ fin dal primo giorno,» sottolinea Hirschfield. «I nostri cani portano gioia ed energia in tutto l’ufficio.» Nei primi anni di Amazon.com, due colleghi marito e moglie portarono al lavoro Rufus, il loro Welsh corgi, che, a sorpresa, divenne parte integrante del team. Alcune delle prime pagine di Amazon.com sono state lanciate proprio dalle zampe di Rufus, a cui i dipendenti facevano cliccare il mouse. Il ricordo di Rufus è ancora onorato ad Amazon: ci sono sue foto in giro per il campus, e persino un edificio a South Lake Union a cui è stato dato il nome dell’adorato corgi.

Ogni giorno migliaia di cani seguono le impronte di Rufus. Lucy, un Labrador, Sherriff, un incrocio fra Golden retriever e Australian shepherd, e Martini, un papillion, sono alcuni dei cuccioli più famosi in azienda. Se per caso finisci su una delle nostre pagine di errore 404, avrai l’occasione conoscere qualcuno dei cani che accompagnano ogni giorno i padroni al lavoro.

Per la felicità dei cuccioli
Oltre a stare in compagnia dei loro genitori umani e venire coccolati dagli altri Amazoniani, i cani possono fare tante altre cose al campus. In ogni ufficio, il bancone della reception è un punto sicuro in cui poter rimediare qualche croccantino. Al 17° piano dell’edificio Doppler, i cani possono correre e sfogarsi in una terrazza attrezzata apposta per loro, completa persino di finti idranti. Nel quartiere non mancano i punti di rifornimento per i sacchetti igienici, aree gioco apposite per i cani e fontanelle per abbeverarsi. Quest’anno nel quartiere Denny Triangle è stato aperto persino un parco di cui cani e padroni della comunità possono approfittare senza l’obbligo del guinzaglio, con rocce e strutture per giocare.

Inoltre vengono organizzati eventi tutto l’anno per i cani del posto e i loro padroni. Come il famoso Barktoberfest, dove vengono distribuiti snack e si organizzano attività su misura per i cani, come la competizione per il miglior costume canino di Halloween.

Oltre al campus
Le nostre attenzioni verso gli amici a quattro zampe non si limitano al assicurarne il divertimento quando si trovano al campus. L’anno scorso a Tempe, Arizona, oltre 90 Amazoniani, volontari e venditori Amazon si sono fatti avanti a sostegno dell’Ohana Animal Rescue. Dopo oltre 480 ore di volontariato, il team ha completato tutti i progetti di ristrutturazione che erano sulla ‘lista dei desideri’ del rifugio Ohana, fra cui la predisposizione di nuove stanze d’accoglienza, il restauro della sala per le analisi mediche, l’allestimento di un negozio di articoli usati da 93 m2 e tanto altro. Tre dei volontari sono addirittura diventati ‘genitori’, adottando cuccioli del rifugio.

Team più uniti, un cucciolo alla volta
La presenza dei cani sul posto di lavoro ha portato un calo del livello di stress e un miglioramento del morale. Ad Amazon, i benefici non si fermano qui. La politica dog-friendly contribuisce anche alla cultura aziendale in termini di collaborazione. Come sottolineato da Hirschfield, «i cani in ufficio generano una dinamica di connessione inaspettata. Vedo Amazoniani fare amicizia ogni giorno nell’ingresso o negli ascensori, proprio grazie ai loro cani.»